Lorenzo Zanovello.
Lorenzo Zanovello ha un sito personale nella grande rete globale.
Quindi un accenno di ciò che fa è facilmente visibile da ogni parte del mondo. Semplice. Veloce. A portata di mano.
Ma non basta per comprendere e apprezzare.
Capire cosa muova un ceramista trentenne e quali siano gli intenti del suo agire in quel variegato campo artistico che è l'arte contemporanea è cosa ben più complessa. Almeno apparentemente.
Tra le molte doti che Lorenzo possiede, va certo ricordata la genuina vitalità creativa che trova espressione sia in ambito lavorativo, attraverso la gestione assieme al fratello Franco dell'azienda di famiglia*, che in quello più personale visibile agli occhi del pubblico in questa ed altre selezionate occasioni. I citati ambiti di intervento hanno percorsi talvolta simili, ma il cui denominatore comune è dato dalla totale dedizione nel portare a termine idee e spunti creativi.
E se fisicamente i luoghi dove operativamente il tutto si svolge sono gli stessi, Lorenzo scinde sempre in maniera netta l'una e l'altra metodologia espressiva. Il confronto con i colleghi di lavoro durante il giorno e la serena solitudine che permette all'io di uscire dall'imbrunire e fino a quando mente e corpo riescono a lavorare in sintonia.
Ambiti contigui, ma volutamente distinti. Lorenzo Zanovello è un ceramista, ma è anche pittore e scultore.
E nella ceramica, radicata nel territorio dove vive, ha avuto fin da giovanissimo un vastissimo banco di prova e sperimentazione in cui addentrarsi negli anni. Lorenzo ama la ceramica della propria terra in tutte le sue declinazioni, sente il debito nei confronti di un storia fatta di forme e decori tradizionali, ma ha sempre cercato di spostare il proprio orizzonte oltre la consuetudine di modelli consolidati.
Con questa attenzione al passato ed alle molteplici esperienze avute in azienda, Lorenzo ha maturato un bagaglio che, anche sotto il profilo meramente tecnico, gli permette di affrontare con una sicurezza la materia ceramica.
Non si tratta di virtuosismi fini a se stessi. L'intento primario è quello di fare emergere un messaggio che di volta in volta può colpire per la contemporaneità, può sembrare insieme irriverente o enfatico, ma non lascia indifferenti.
É un'esigenza che nasce dentro l'anima e che prende forma e colore in tempi rapidi. É quasi un'urgenza che trova compimento in opere variegate, ma parte di un percorso artistico preciso e riconoscibile.
C'é l'attenzione all'attualità, c'é la voglia di confrontarsi con il mondo reale per metterne in luce gli aspetti più controversi o comunque l'apertura mentale per approfondire tematiche importanti e senza tempo.
In occasione di questa esposizione in una delle città più celebrate al mondo, Lorenzo Zanovello ha scelto di creare un percorso originale che rilegge in maniera del tutto personale secoli e simboli della storia veneziana.
Si parte quindi dal simbolo aulico più famoso della Serenissima, quel leone divenuto icona dell'evangelista Marco che regge un libro nel quale spicca la parola pace. Da lì l'idea è quella di mettere in evidenza un altro dei simboli più terreni di Venezia: le maschere.
Maschere che nel corso dei secoli hanno avuto forse anche l'apparente funzione di abbattimento delle classi sociali in occasione del Carnevale o dei conviti peccaminosi ricordati e celebrati dalla letteratura di qualche secolo fa.
Ma le maschere sono anche una delle metafore privilegiate nella rappresentazione di tutto ciò che è artificioso, posticcio, innaturale, di tutto ciò che il singolo cerca per apparire come non è, spesso cedendo alle lusinghe del peccato.
Ed ecco che il tema dei vizi capitali, tema tra i più celebri nella storia occidentale, diviene un riflesso del presente al di fuori del contingente. I sette vizi come la vera discrepanza esistente oggi tra la volontà dell'uomo di voler cercare il meglio, ma che spesso, per questo, scivola in comportamenti assolutamente antietici.
*Stylnove, fondata dal padre Giovanni nel 1967.
Marco Maria Polloniato
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